Archives: Marzo 27, 2018

Esposizione al sole e sclerosi multipla

Una ricerca ha valutato la relazione fra esposizione al sole durante tutto il corso della vita e sviluppo della sclerosi multipla. I risultati hanno dimostrato che, a una maggiore esposizione ai raggi solari, corrisponde un minore rischio di ammalare.

Tremlett e colleghi hanno valutato se l’esposizione al sole nei primi anni di vita, cioè dai 5 ai 15 anni e dai 16 ai 20 anni, e per i decenni successivi ha un effetto sullo sviluppo della sclerosi multipla. Sono stati presi in considerazione 151 persone con sclerosi multipla e 235 simili per età, ma senza la malattia. Tutti i dati sono stati estratti dall’archivio di un grande studio epidemiologico chiamato Nurses’ Health Study (Studio della Salute delle Infermiere), una ricerca iniziata nel 1976 e che, ad oggi, coinvolge circa 280.000 infermiere. Tremlett e colleghi hanno chiesto ai partecipanti al loro studio di riempire questionari che permettevano di ricostruire modalità e tempi di esposizione ai raggi solari nelle diverse stagioni. La quantità di raggi ultravioletti corrispondente a tale esposizione è stata stimata in base a latitudine, altitudine e copertura di nuvole delle aree di residenza dei soggetti arruolati. Sono state definite due fasce di esposizione stagionale al sole, in termini di ore per settimana. D’estate, l’esposizione bassa era di un massimo di 9 ore alla settimana e quella alta di 10 e più ore alla settimana. In inverno, i rispettivi limiti erano: 3 ore o meno e 4 e più ore alla settimana. Con opportuni metodi statistici sono stati analizzati i dati raccolti tenendo conto anche di: Indice di Massa Corporea, origine della famiglia, abitudine al fumo e l’assunzione di integratori a base di vitamina D. La maggior parte (98%) dei partecipanti era di razza bianca e l’età media di comparsa della sclerosi multipla era di 39,5 anni. I risultati hanno indicato che vivere in un’area a maggiore intensità di raggi del sole comportava una riduzione del 45% del rischio di sviluppare sclerosi multipla (rischio relativo compensato 0.55, 95% IC 0,42-0,73). Una riduzione simile del rischio, del 51-52%, si è osservata in associazione a esposizioni al sole medie o elevate fra i 5 e i 15 anni di età e nei 5-15 anni precedenti alla comparsa della sclerosi multipla (p compensato <0,05). Nella fascia di età da 5 a 15 anni, vivere in una zona di alta intensità dei raggi del sole e avere la più alta esposizione al sole d’estate si è associato a un rischio più che dimezzato di presentare sclerosi multipla (rischio relativo 0,45, 95% IC 0,21-096).

Gli autori hanno concluso che, vivere in ambienti ad elevata intensità di raggi solari durante l’infanzia e negli anni precedenti a quelli nei quali tipicamente compare la sclerosi multipla, riduce il rischio che essa si presenti.

Tommaso Sacco

Fonte: Sun exposure over the life course and associations with multiple sclerosis; Neurology, 2018 Mar 7. 

Source: Fondazione Serono SM


Sospesa la commercializzazione del daclizumab indicato nella sclerosi multipla

In data 12 marzo 2018 l’Agenzia Europea dei Medicinali, l’Agenzia Italiana del Farmaco e l’Azienda produttrice del daclizumab, indicato nella cura della sclerosi multipla, hanno deciso la sospensione dell’immissione in commercio di tale prodotto, a suo tempo decisa.

Il 2 marzo 2018 l’Agenzia Europea dei Medicinali aveva avviato una rivalutazione urgente del daclizumab in seguito alla segnalazione di 7 casi di gravi malattie infiammatorie localizzate al cervello e alle meningi raccolte in Germania e di 1 caso registrato in Spagna. Sulla base delle stesse evidenze l’Azienda produttrice aveva informato l’EMA dell’intenzione di ritirare volontariamente il farmaco dal commercio. Il daclizumab è un anticorpo monoclonale indicato nella cura di soggetti adulti con sclerosi multipla recidivante remittente che non hanno risposto ad almeno altri due DMD e che non possono essere curati con altri DMD disponibili. Una prima rivalutazione del daclizumab era stata eseguita per verificare la frequenza e l’importanza di effetti indesiderati a carico del fegato e aveva avuto, come risultato, le restrizioni della prescrizione sopra riportate. Nel comunicato del 12 marzo 2018 relativo alla sospensione dell’utilizzo del farmaco si specifica che, a partire da tale data, nessun malato deve iniziare un nuovo trattamento con il daclizumab e che i medici che hanno in cura persone con questo prodotto devono contattarle per sostituire il daclizumab con altri trattamenti. Inoltre, chi ha assunto daclizumab deve essere avvertito del fatto che, fino a sei mesi dopo l’interruzione della cura, si possono verificare reazioni avverse, come febbre protratta, grave cefalea, nausea o vomito, che devono essere immediatamente riferite al medico che lo aveva prescritto. Sempre per un periodo di sei mesi dopo l’interruzione della cure, i malati devono essere controllati mensilmente e, se necessario, con frequenza maggiore. Infatti, oltre alle patologie a carico del sistema nervoso centrale segnalate in precedenza, si possono presentare alterazioni a carico dei reni, della tiroide o del sangue.

Tommaso Sacco

Fonti: Aifa, Ema

Source: Fondazione Serono SM


Le cure con cellule staminali nella sclerosi multipla: un solo tipo è impiegato in clinica

Quello delle cellule staminali è uno degli argomenti che più è stato oggetto di false notizie, le cosiddette fake news, negli ultimi anni. Per la sclerosi multipla, ma anche per altre malattie si è creato l’equivoco che fossero disponibili cure basate sulle cellule staminali in grado di guarirle. Così il modo migliore per avere informazioni attendibili su tale argomento è quello di chiederle a uno dei massimi esperti al mondo di queste cure. Antonio Uccelli, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Genova, nella prima parte dell’intervista spiega che oggi solo un tipo di cura con cellule staminali viene impiegata in clinica nella sclerosi multipla.



Quando si parla di cure con le cellule staminali, tanti si aspettano un trattamento che guarisca una malattia e cancelli i danni che essa ha provocato. Nella sclerosi multipla non siamo a questo punto. Antonio Uccelli spiega, infatti, che l’unica cura con cellule staminali che oggi è impiegata in clinica nella sclerosi multipla è quella che consiste nel trapianto di cellule ematopoietiche. Queste sono cellule presenti nel midollo, motivo per cui si parla anche di trapianto di midollo, che sono in grado di evolvere nelle cellule del sistema immunitario che si trovano nel sangue e nei tessuti. L’obiettivo che ci si propone, trapiantando tali cellule in un malato di sclerosi multipla, è quello di “sostituire” le sue cellule del sistema immunitario, che funzionano male e danneggiano il sistema nervoso, con altre, che funzionino bene. Come segnala Antonio Uccelli, questo approccio non è molto diverso da quello della somministrazione di uno dei farmaci, oggi disponibili, che sopprimono in maniera profonda, l’attività del sistema immunitario. Nell’uno e nell’altro caso, si può fermare o rallentare di molto l’evoluzione della malattia, ma non si ottengono la riparazione dei danni già verificatisi e recuperi significativi della disabilità oramai acquisita. Con il trapianto di cellule staminali ci si può aspettare spesso una durata maggiore dell’effetto di soppressione del sistema immunitario, rispetto a quello ottenibile con la maggior parte dei farmaci, ma non è privo di controindicazioni e di rischi di effetti indesiderati, anche gravi. Tutto ciò va considerato attentamente e suggerisce una rigida selezione dei malati nei quali applicare questa cura.

Tommaso Sacco
Video: Marco Marcotulli

Source: Fondazione Serono SM


Quanto precoce è il trattamento precoce della sclerosi multipla?

Un gruppo di ricercatori degli Stati Uniti ha valutato il tempo trascorso fra la prima diagnosi di sclerosi multipla e l’inizio delle cure. Il tempo medio rilevato nello studio è stato di 112,6 giorni.

Da anni gli esperti forniscono indicazioni concordi circa la necessità di iniziare le cure per la sclerosi multipla al più presto possibile, dopo che formulata la diagnosi è stata formulata. Il motivo di tale urgenza è che i farmaci disponibili agiscono prevalentemente sui fenomeni di infiammazione che caratterizzano le prime fasi della malattia. Essi, invece, influiscono meno sui danni al sistema nervoso, ormai consolidati, propri delle fasi più avanzate della sclerosi multipla. Edwards e colleghi hanno affrontato un aspetto che è quindi cruciale: stante le raccomandazioni a cominciare presto le cure, quando queste vengono realmente avviate? Lo studio ha previsto l’analisi di un ampio archivio di dati relativi a persone di età compresa fra 18 e 65 anni, che avevano ricevuto una prima diagnosi di sclerosi multipla fra il 1° gennaio 2007 e il 30 giugno 2013. Sono stati valutati in dettaglio i dati dei soggetti che avevano iniziato un trattamento entro i 24 mesi successivi alla diagnosi. Nei due anni di riferimento, solo il 37,4% dei soggetti selezionati ha cominciato una cura, per un totale di 7124 malati. Nell’ambito di questo gruppo, il 30,7% ha ricevuto un DMD entro un mese dalla diagnosi, il 55,1% entro due mesi e il 18,5% dopo un periodo ≥ 3 mesi dalla diagnosi. I fattori che hanno favorito l’avvio del trattamento entro i due mesi dalla diagnosi sono stati: età più giovane, presenza di alterazioni dell’equilibrio, di parestesie e di un’infiammazione del nervo ottico, assenza di sintomi a carico di muscoli e ossa e una visita neurologica o una risonanza magnetica eseguita nei 90 giorni precedenti la diagnosi.

Gli autori hanno concluso che, a fronte delle raccomandazioni circa un inizio tempestivo delle cure, nella loro casistica trascorrevano quasi tre mesi, in media, prima dell’avvio delle terapie e hanno raccomandato un’analisi accurata dei fattori che generano il ritardo, per poter accorciare i tempi. Aggiungiamo che sarebbe interessante anche valutare il ritardo dell’inizio dei trattamenti in Italia.

Tommaso Sacco

Fonte: Factors associated with early initiation of disease-modifying drug treatment in newly diagnosed patients with multiple sclerosis; Current Medical Research and Opinion, March 1 2018.

Source: Fondazione Serono SM