……
Source: AISM-News dal mondo AISM
……
Source: AISM-News dal mondo AISM
In occasione della Festa della Donna, il 3, il 4 e l’8 marzo in 5 mila piazze italiane potrai scegliere ……
Source: AISM-News dal mondo AISM
L’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale ha emanato la Circolare con i nuovi importi e limiti di reddito per aver ……
Source: AISM-News dal Sociale
Al via la 14 esima edizione Settimana Nazionale dei Lasciti promossa da AISM. Dal 22 al 28 gennaio 2018 partecipa ……
Source: AISM-News dal mondo AISM
I titolati di assegni come ogni anno devono confermare di avere i requisiti per mantenere l’indennità. La pratica va fatat ……
Source: AISM-News dal Sociale
Il sito della Fondazione Cesare Serono sta pubblicando da alcune settimane le Linee Guida dell’Accademia Americana di Neurologia (in inglese American Academy of Neurology: AAN). I primi quattro aggiornamenti già pubblicati dal sito della Fondazione Cesare Serono hanno riguardato l’inizio della terapia (primo, secondo, terzo, quarto). Il quinto aggiornamento e il presente sono dedicati alle modalità con le quali si passa da un trattamento all’altro, per adeguare la cura all’andamento della malattia. La Multiple Sclerosis Association of America (Associazione Americana della Sclerosi Multipla) e la National Multiple Sclerosis Society (Società Nazionale della Sclerosi Multipla), le due maggiori associazioni di malati di sclerosi multipla degli Stati Uniti, hanno approvato Linee Guida dell’AAN.
Come razionale delle raccomandazioni 4a e 4b, gli autori delle Linee Guida ricordano che l’aderenza a un trattamento con un DMD può essere limitata dagli effetti indesiderati e che tutti i DMDs provocano effetti indesiderati frequenti, che possono ridurre l’aderenza.
Raccomandazione 4a: i clinici dovrebbero chiedere, alle persone in cura con un DMD, se si sono presentati effetti indesiderati e dovrebbero gestirli in maniera appropriata.
Raccomandazione 4b: i clinici dovrebbero discutere, con i malati nei quali gli effetti indesiderati riducono l’aderenza alla cura, la possibilità di passare a un altro DMD.
Nell’introduzione alle raccomandazioni 5a e 5b, si segnala che il protarsi nel tempo di alterazioni degli esami di laboratorio, come quelli indicativi della funzione del fegato o del numero dei globuli bianchi, dovrebbe spingere a considerare tempestivamente il passaggio a un altro DMD.
Raccomandazione 5a: i clinici dovrebbero verificare, nel tempo, la presenza di alterazioni di esami di laboratorio specifici per rilevare eventuali effetti indesiderati provocati dal DMD che è stato prescritto, facendo riferimento alla scheda tecnica del prodotto.
Raccomandazione 5b: i clinici dovrebbero discutere, con il malato, il passaggio a un altro DMD o la riduzione di dose o frequenza del DMD che stanno assumendo (quando disponibile, per esempio per interferoni, teriflunomide, azatioprina), se persistono nel tempo alterazioni degli esami di laboratorio.
Le raccomandazioni 6a e 6b sono dedicate alla modificazione della cura in rapporto al rischio di sviluppare la leucoencefalopatia multifocale progressiva (in inglese Progressive Multifocal Leuocencephalopathy: PML). Il rischio di sviluppare una PML è stimato per il natalizumab, complessivamente, in 4 casi su 1000. D’altra parte la presenza di elevate concentrazioni di anticorpi diretti contro il virus JC la lunga durata dell’assunzione e pregressi trattamenti con immunosoppressori aumentano ulteriormente il rischio di sviluppare la PML in corso di trattamento con natalizumab. Dati recenti hanno indicato che il rischio di sviluppare una PML è basso se l’indice riferito agli anticorpi anti-JCV è di 0.9 o meno, mentre aumenta nei soggetti trattati con natalizumab per più di due anni, che hanno valori dell’indice superiori a 1.5. Sono stati riportati rari casi di PML in malati che assumevano fingolimod o dimetilfumarato, oppure che erano in trattamento con rituximab per malattie diverse dalla sclerosi multipla, presentando anche una negatività per la presenza del virus dell’AIDS. Esiste un rischio potenziale di sviluppare PML in corso di trattamento con ocrelizumab, in particolare se, in precedenza, sono stati somministrati farmaci immunosoppressori. Ciò è dovuto alla sua somiglianza con altre molecole rivolte contro l’anticorpo CD20.
Raccomandazione 6a: i clinici dovrebbero condividere le informazioni sul rischio di sviluppare la PML con i malati che assumono natalizumab, fingolimod, rituximab, ocrelizumab e dimetilfumarato.
Raccomandazione 6b: i clinici dovrebbero discutere, con i malati di sclerosi multipla che assumono natalizumab e che sono o sono diventati positivi per l’anticorpo anti-JCV, il passaggio a un DMD con un minore rischio di determinare la PML, soprattutto se, durante la cura, si rileva un valore superiore a 0.9 dell’indice riferito alla presenza del virus.
Le terapie immunosoppressive possono aumentare il rischio di infezioni definite opportunistiche e di tumori, specialmente quando somministrate per lungo tempo. La dimensione del rischio a volte non è stata definita per i trattamenti più nuovi. In corso di assunzione di fingolimod sono state riportate infezioni provocate da un batterio denominato criptococco. Sia con il fingolimod che con il natalizumab, si sono registrate infezioni dovute a virus della famiglia dell’Herpes Virus. Di recente, nel foglietto illustrativo del fingolimod, è stata aggiunta la segnalazione di un potenziale aumento del rischio di sviluppare un tumore della pelle denominato carcinoma delle cellule basali o basalioma.
Raccomandazione 7a: i clinici dovrebbero spiegare che i nuovi DMD, che sono privi di dati di sicurezza a lungo termine, hanno un rischio non ben determinato di provocare tumori e infezioni nei malati di sclerosi multipla che li assumono.
Raccomandazione 7b: se un malato di sclerosi multipla presenta un tumore mentre sta assumendo un DMD, il clinico dovrebbe tempestivamente condividere l’eventuale passaggio a un altro DMD, in particolare nei casi in cui il prodotto che stava assumendo è uno dei seguenti: azatioprina o metotrexato o micofenolato o ciclofosfamide o fingolimod, teriflunomide o alemtuzumab o dimetilfumarato.
Raccomandazione 7c: le persone con sclerosi multipla che presentano un’infezione grave, potenzialmente correlata con il DMD che stanno assumendo, dovrebbero passare a un altro DMD (questo non riguarda la gestione della PML nei soggetti con sclerosi multipla che assumono un DMD).
Source: Fondazione Serono SM
Un gruppo di autori svedesi ha valutato il possibile effetto dell’esposizione a solventi organici sul rischio di sviluppare la sclerosi multipla. I risultati ottenuti suggeriscono che il rischio aumenti di circa il 50%.
Hedström e colleghi sono partiti dall’ipotesi che differenti fattori di irritazione dei polmoni possano contribuire a indurre una reazione immunitaria, nei polmoni stessi, che si traduca nello sviluppo della sclerosi multipla. Il tutto in persone con una predisposizione individuale. Con queste premesse hanno valutato l’effetto dell’esposizione ai solventi definiti organici sul rischio di sviluppare sclerosi multipla e sull’eventuale rapporto fra la suddetta esposizione e il tipo di geni che regola il sistema HLA presenti nell’individuo. Il termine solvente identifica qualsiasi sostanza capace di sciogliere altre sostanze, senza modificarne la struttura chimica. Sono solventi organici quelli che sciolgono molecole organiche. I solventi organici sono utilizzati in molti campi, come la produzione di vernici, fibre per tessuti, grassi, esplosivi e profumi. In un ampio archivio di dati svedese, comprendente 2042 casi di sclerosi multipla e 2947 soggetti non malati confrontabili per le altre caratteristiche, sono stati analizzati: caratteristiche genetiche, abitudini al fumo, esposizione a solventi organici e frequenza di sviluppo della sclerosi multipla. Complessivamente l’esposizione ai solventi organici si è associata a un aumento del 50% del rischio di sviluppare la sclerosi multipla (rapporto di probabilità 1.5, 95% IC: 1.2-1.8, p=0.0004). L’aumento del rischio è risultato statisticamente significativo. Analizzando altre caratteristiche dei soggetti, si è osservato che l’esposizione ai solventi organici, l’abitudine al fumo e la predisposizione genetica hanno determinato un effetto sinergico nell’aumentare il rischio.
Nelle conclusioni gli autori propongono un’ipotesi di meccanismo per giustificare le evidenze epidemiologiche raccolte. L’esposizione ai solventi organici e il fumo, singolarmente o in combinazione, determinerebbero un’infiammazione nei polmoni che, nelle persone con una predisposizione genetica che coinvolge il sistema HLA, si tradurrebbe nello sviluppo della sclerosi multipla. Ulteriori studi su ampie casistiche dovranno confermare questi riscontri.
Tommaso Sacco
Fonte: Organic solvents and MS susceptibility: Interaction with MS risk HLA genes; Neurology, 2018 Jul 3.
Source: Fondazione Serono SM
AISM e Mutua sanitaria Cesare Pozzo avviano una sperimentazione nelle province di Milano, Monza Brianza e Como. «L’obiettivo è rimuovere ……
Source: AISM-News dal Sociale
È stata recentemente approvata la legge che regola l’accessibilità dei siti e delle app degli enti pubblici. Ne abbiamo parlato ……
Source: AISM-News dal Sociale
Il passaggio da un trattamento all’altro nella Sclerosi Multipla si rende necessario quando la risposta alla cura in corso non è più reputata soddisfacente. La seconda parte delle Linee Guida dell’Accademia Americana di Neurologia (in inglese American Academy of Neurology: AAN) è dedicata alle modalità con le quali si cambia trattamento per adeguare la cura all’andamento della malattia.
Le Linee Guida dell’AAN sono state approvate dalle due maggiori associazioni di malati di sclerosi multipla degli Stati Uniti: la Multiple Sclerosis Association of America (Associazione Americana della Sclerosi Multipla) e la National Multiple Sclerosis Society (Società Nazionale della Sclerosi Multipla). I primi quattro aggiornamenti già pubblicati dal sito della Fondazione Cesare Serono hanno riguardato l’inizio della terapia (primo, secondo, terzo, quarto).
Nel razionale alla prima raccomandazione si spiega che l’attività infiammatoria della malattia, valutata sulla base delle recidive dei sintomi o delle lesioni individuate con la risonanza magnetica, può portare a un peggioramento delle funzioni fisiche e di quelle cognitive. Si aggiunge che, la disponibilità di diversi DMD, in grado di prevenire le recidive cliniche e quelle individuate con tecniche per immagini, fa sì che il medico e la persona con sclerosi multipla possano valutare l’opportunità di cambiare cura. La definizione esatta dell’inadeguatezza della risposta a un DMD non è facile perché, da una parte è importante fare riferimento alle recidive, ma dall’altra è noto che l’attività della malattia progredisce, anche quando essa non dà segni di sé. Il numero degli episodi clinici o delle nuove lesioni individuate con la risonanza magnetica nei dodici mesi precedenti a un controllo è uno dei criteri a cui fanno riferimento gli specialisti. D’altra parte, gli autori delle Linee Guida ricordano che molti DMDs impiegano tempi diversi per cominciare a sviluppare il loro effetto terapeutico. Ciò significa che, recidive che si presentino dopo aver iniziato l’assunzione di un determinato farmaco, possono dipendere dal fatto che tale farmaco non ha ancora raggiunto il livello di efficacia desiderato e non da una mancanza di efficacia. Di conseguenza, molti specialisti eseguono una risonanza magnetica fra i 3 e i 6 mesi dopo avere iniziato a somministrare un DMD, quando ancora il DMD non ha sviluppato tutto il suo potenziale di effetto, per avere un nuovo riscontro “di base”. In questo modo, dai controlli successivi si capirà meglio se l’efficacia ottenuta è quella attesa. L’intervallo di tempo per programmare i controlli non è uguale per tutti i casi e va adattato alla frequenza delle recidive registrata prima dell’inizio della terapia e all’effetto previsto per il farmaco.
Raccomandazione 1a: i clinici dovrebbero controllare l’attività della malattia con la risonanza magnetica dall’inizio della cura per individuare le nuove lesioni e informare, di conseguenza, le persone in trattamento circa le decisioni da prendere.
Raccomandazione 1b: i clinici dovrebbero tenere conto del fatto che recidive o nuove lesioni individuate con la risonanza magnetica si possono presentare dopo l’inizio dell’assunzione di un DMD e prima che esso diventi efficace nelle persone con sclerosi multipla.
Raccomandazione 1c: se, nell’anno precedente, si sono presentate una o più recidive o due e più nuove lesioni sicuramente nuove individuate con la risonanza magnetica o se una specifica valutazione ha dimostrato un peggioramento della disabilità, i clinici dovrebbero discutere il passaggio dal DMD che hanno assunto a un altro, nelle persone con sclerosi multipla che hanno assunto il primo DMD per un periodo di tempo sufficientemente lungo da permettere al farmaco di sviluppare pienamente il suo effetto e che lo hanno assunto secondo la prescrizione ricevuta.
Nessuno dei DMD oggi disponibili ha un’efficacia assoluta nei confronti delle recidive e dell’attività della malattia individuata con la risonanza magnetica. In alcune persone con sclerosi multipla, durante l’assunzione di un DMD, si può presentare un “cambio di passo”, in senso negativo, della malattia. Succede, cioè, che dopo un periodo in cui la’ttività della malattia è stata relativamente bassa, si presentano recidive frequenti e intensa attività rilevabile alla risonanza magnetica. Questo quadro viene definito in inglese breakthrough e questo termine è entrato nella terminologia corrente dei medici. Quando c’è un breakthrough della sclerosi multipla, può essere vantaggioso provare un farmaco con efficacia o meccanismo d’azione diversi. Sebbene non tutti gli scenari clinici che si presentano nella pratica quotidiana siano assimilabili ai quadri che si affrontano negli studi clinici, le attuali evidenze indicano che alemtuzumab, natalizumab, fingolimod e ocrelizumab hanno un’efficacia maggiore dei DMD iniettabili precedentemente disponibili. Tollerabilità e disponibilità a seguire le cure come prescritte, sono ulteriori fattori da considerare nel decidere il passaggio a un’altra cura. Il giudizio del medico e le preferenze del malato sono tutti fattori critici nella decisione di cambiare.
Raccomandazione 2: i clinici dovrebbero valutare il grado di attività della malattia, l’aderenza alle cure, il profilo di effetti indesiderati del farmaco e il suo meccanismo d’azione nel decidere il passaggio a un altro DMD nelle persone con sclerosi multipla che abbiano mostrato evidenze di un incremento dell’attività della malattia mentre assumevano un farmaco.
Data l’attuale disponibilità di diversi DMD, il passaggio da un farmaco all’altro può essere appropriato nelle persone con sclerosi multipla che presentano effetti indesiderati o complicanze con il DMD che stanno assumendo. L’aderenza a farmaci somministrati per iniezione può essere incompleta, per problemi fisici o psicologici.
Raccomandazione 3: i clinici dovrebbero discutere, con le persone con sclerosi multipla che riferiscano un disagio intollerabile nei confronti delle iniezioni o nei soggetti che riportino di essere stanchi di usare prodotti iniettabili, il passaggio a un prodotto non assunto per iniezione o a uno iniettato con minore frequenza.
Source: Fondazione Serono SM