Confermata l’efficacia della cura precoce con interferone nel ritardare la conversione della Sindrome Clinicamente Isolata in sclerosi multipla clinicamente confermata

Confermata l’efficacia della cura precoce con interferone nel ritardare la conversione della Sindrome Clinicamente Isolata in sclerosi multipla clinicamente confermata

riccardoroggeri_s9ft787h No Comments

Uno studio, che ha seguito per cinque anni casi di Sindrome Clinicamente Isolata, ha confermato che la somministrazione sottocutanea di interferone beta-1a tre volte alla settimana prolunga il tempo di conversione in sclerosi multipla clinicamente confermata.

La somministrazione precoce di terapie per la sclerosi multipla, in persone che presentino un primo episodio di segni e di sintomi attribuibili a fenomeni di demielinizzazione dei nervi, ha dimostrato di ritardare la conversione di tali quadri in forme di sclerosi multipla clinicamente confermata. Un gruppo internazionale di ricercatori ha confrontato l’efficacia di un trattamento precoce e di uno tardivo con interferone beta-1a somministrato per via sottocutanea. I soggetti arruolati nella ricerca avevano partecipato ad una precedente valutazione di efficacia dello stesso farmaco della durata di 24 mesi. Quelli che nello studio precedente avevano ricevuto l’interferone e nei quali non era avvenuta la conversione in sclerosi multipla clinicamente confermata hanno continuato la stessa terapia assunta una o tre volte alla settimana. Quelli che appartenevano al gruppo che aveva ricevuto placebo sono passati ad un trattamento con interferone beta-1a tre volte alla settimana. Dopo tre e cinque anni di cura, la probabilità di avere una sclerosi multipla clinicamente confermata è stata, rispettivamente, di: 38.6 e 44.6% nelle persone con trattamento ritardato, 25.7 e 40.7% in quelle con terapia precoce con somministrazione una volta alla settimana e 25.1 e 39.2% nei soggetti che avevano ricevuto la terapia precoce con interferone beta-1a tre volte alla settimana. La differenza fra quest’ultimo approccio e la terapia ritardata è stata, a 5 anni, statisticamente significativa: p<0.001. considerando gli esiti della risonanza magnetica, le evidenze caratteristiche dell’evoluzione da Sindrome Clinicamente Isolata a sclerosi multipla clinicamente confermata sono state meno frequenti nei casi trattati precocemente con somministrazione tre volte alla settimana, rispetto a quelli con inizio ritardato della cura (p<0.001). Le terapie sono state ben tollerate e lo sviluppo gli anticorpi anti-interferone è stato meno frequente con la somministrazione tre volte alla settimana, rispetto a quella che prevedeva l’assunzione una volta alla settimana.

Gli autori hanno concluso che, in persone con evidenze iniziali di demielinizzazione, la somministrazione precoce di interferone beta-1a tre volte alla settimana, rispetto alla terapia ritardata, prolunga il tempo di conversione a sclerosi multipla clinicamente confermata e diminuisce complessivamente l’attività della malattia rilevabile con la risonanza magnetica.

Tommaso Sacco

Fonte: Subcutaneous interferon β-1a in the treatment of clinically isolated syndromes: 3-year and 5-year results of the phase III dosing frequency-blind multicentre REFLEXION study; Journal of Neurology, Neurosurgy & Psychiatry 2017; 88: 285–294.

Source: Fondazione Serono SM

Per inferimieri della SM: ultimi giorni per iscriversi alla Giornata Nazionale SISM 2017

riccardoroggeri_s9ft787h No Comments

Appuntamento a Napoli il 15 ottobre. In programma aggiornamenti sui farmaci, sui PDTA della sclerosi multipla, e incontri con gli ……
Source: AISM-News dal mondo AISM

Ansia e depressione: come sono collegate alla sclerosi multipla?

riccardoroggeri_s9ft787h No Comments

I disturbi dell’umore sono spesso stati considerati una conseguenza della diagnosi e della consapevolezza della malattia. Ma una ricerca pubblicata ……
Source: AISM-News dalla Ricerca Scientifica

La Commissione Europea approva l'immissione in commercio di cladribina (Mavenclad®)

riccardoroggeri_s9ft787h No Comments

……
Source: AISM-News dalla Ricerca Scientifica

«Il volontario AISM? È competente, organizzato, protagonista»

riccardoroggeri_s9ft787h No Comments

Come ogni anno AISM dedica il mese di settembre ad informare sulla sclerosi multipla e sensibilizzare sull’importanza di attivarsi al ……
Source: AISM-News dal mondo AISM

La comunicazione in ambito sanitario 2.0 e la modalità patient-centered in patologie croniche come la sclerosi multipla

riccardoroggeri_s9ft787h No Comments

Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Sempre più spesso il web è utilizzato dalle persone per comunicare, trovare informazioni e condividere esperienze, anche sul tema della salute. Lo sviluppo e la diffusione di Internet, negli ultimi anni, hanno portato all’elaborazione di strumenti multimediali di comunicazione veloci e sofisticati, quali i social media che hanno cambiato l’approccio alle informazioni da parte del cittadino. Il mondo della sanità non ha potuto ignorare questo fenomeno che rappresenta una sfida per tutti i professionisti della salute e ha imposto un’attenta e approfondita riflessione sui modi d’uso dei social media per ovviare ai relativi rischi correlati [1].

WEB 1.0 e WEB 2.0

Nel nostro Paese oltre diciannove milioni di persone usano Internet per ottenere informazioni sulla salute. Si procurano notizie prevalentemente attraverso i motori di ricerca ma anche attraverso la consultazione di siti specializzati o scientifici, la lettura della sezione online dei quotidiani, la navigazione nei siti Internet istituzionali e tramite l’uso dei social media. Il web 2.0 si è affiancato al web tradizionale o web 1.0, come un servizio più dinamico, i cui contenuti sono frutto della condivisione e della discussione tra più persone: cito, in particolare, i blog, i wiki, i podcast e i social network [2]. L’uso sempre più diffuso e globalizzato della rete ha permesso di ampliare significativamente le possibilità del paziente di informarsi circa la propria patologia e in generale di rendersi conto delle problematiche di carattere medico [1]. Accanto ai benefici derivanti dall’aumento di conoscenze e competenze, le persone sono poi in condizione di approfondire argomenti difficili e delicati, in un ambiente confortevole e privato, quello domestico. Inoltre Internet mette in comunicazione soggetti che si trovano in condizioni cliniche simili, generando una valida fonte di supporto, facilmente accessibile a chiunque, e in particolare a chi è obbligato a rimanere in casa per disabilità da malattia.

Tra le opportunità offerte dai social media [1], ricordo che essi favoriscono le relazioni sociali e professionali, migliorano la comunicazione con il cittadino e, in tempo reale, permettono la diffusione rapida di messaggi o campagne di sensibilizzazione. Inoltre favoriscono la diffusione e la discussione di buone pratiche di assistenza, di educazione sanitaria e di ricerca, e infine permettono la condivisione di esperienze. Al contrario sono grandi i rischi legati al loro uso improprio, come la violazione della privacy di pazienti o operatori, l’inappropriata condivisione e diffusione di informazioni sensibili, la violazione dei confini professionali, la compromissione dell’immagine lavorativa del personale sanitario, dell’organizzazione cui appartiene o del sistema sanitario, pregiudicando in qualche caso il rapporto tra medico, infermiere e paziente e tra questo e l’intera organizzazione sanitaria. Negli ultimi anni, in molti operatori sanitari sono emerse preoccupazioni circa l’utilizzo sempre più diffuso di Internet, quale fonte di informazioni mediche: alcuni temono che il “potere del curante” possa ridursi perché il malato potrebbe by-passare il medico a favore del self-management (il far da sé), altri pensano all’aumento degli impegni e dei costi a carico dei professionisti e del sistema sanitario, per l’incremento del numero di domande e richieste, per trattamenti spesso inappropriati.

La modalità patient-centered nella sclerosi multipla

Per le possibili criticità del web la soluzione più appropriata da parte degli operatori sanitari è la collaborazione con il paziente, che deve essere messo al centro del sistema che gli ruota intorno, in particolare per patologie croniche come la sclerosi multipla (SM), quindi la “modalità patient-centered” [3]. Gli individui, in particolare, hanno sia il tempo sia le motivazioni per cercare informazioni online circa la propria patologia, e giacché sono spesso interessati a una sola condizione clinica, le loro ricerche sono solitamente mirate. I medici, da parte loro, non hanno il tempo di fare ricerche in rete su ogni patologia, ma hanno per contro le capacità e le competenze per valutare l’attendibilità dei dati reperiti sul web e la loro attinenza alla situazione clinica del paziente. Il personale sanitario deve essere una guida per il malato, deve creare un contatto diretto con lui, deve permettergli di credere nei consigli e nell’esperienza del professionista che ha di fronte. Il medico dovrebbe essere un garante del suo paziente, filtrare l’informazione acquisita online da quest’ultimo e assicurarsi che abbia raggiunto un adeguato livello di conoscenza della sua patologia e delle possibilità terapeutiche. Infine nella mia esperienza, mi sono reso conto negli anni che il professionista sanitario non deve solamente essere depositario di nozioni, ma deve sapere anche dove trovarle in Internet ed essere in grado di insegnare al paziente come filtrare l’immensa mole di dati presente in rete.

È comprovato che il neurologo rimane ancora la principale fonte di notizie mediche per i pazienti con SM, o almeno quella ritenuta più affidabile [1,2]. Il web è quindi percepito dal malato come una vastissima fonte di informazioni ma raramente è visto come la principale fonte di conoscenza, bensì come una valida integrazione alle notizie fornite dal curante. Per il medico e l’infermiere, che più di tutti seguono le persone malate di SM, è fondamentale sapere come i pazienti ricercano le informazioni, che cosa e su quali siti le cercano, a quali società scientifiche, blog, siti di associazioni di pazienti, community sono iscritti e cosa condividono. Esistono, in rete, numerose testimonianze su come gli individui vivono il rapporto con Internet nella gestione della malattia: in particolare sono i soggetti più giovani che spesso, appena è stata formulata la diagnosi di malattia demielinizzante, s’interfacciano nel web. La navigazione online riguarda spesso gli ultimi farmaci disponibili e i più recenti trattamenti sperimentali, quindi Internet è vissuto come una risorsa fondamentale per rimanere aggiornati sugli sviluppi della ricerca scientifica. Inoltre i pazienti apprezzano sul web informazioni sullo stile di vita, quali la dieta e l’attività fisica e suggerimenti da altri malati di SM a proposito di possibili soluzioni per controllare la sintomatologia.

Nuovi strumenti web-based e nuove strategie di miglioramento patient-centered

Generalmente l’aumento del livello di health literacy nei pazienti è uno strumento utile per migliorare la gestione delle problematiche correlate all’adesione negli anni ai vari regimi terapeutici [4]. Il termine inglese indica la capacità dell’individuo di conseguire competenze nel campo della salute, imparare ad accedere a esse, comprendere e utilizzare le informazioni, in modo da promuovere e preservare la propria salute. Il malato di SM, se assume un ruolo attivo nelle decisioni riguardanti il trattamento, ha una maggiore motivazione a rimanere aderente alla terapia. Il neurologo, coinvolgendo attivamente il paziente, gli può fornire strumenti adeguati, in termini di conoscenze e soluzioni pratiche, per meglio renderlo consapevole delle problematiche riguardanti la propria patologia e motivarlo ad accettare la cura in grado di bloccare la sua malattia.

Oggi il paziente può accedere a interventi mirati e personalizzati per il sostegno all’aderenza, cioè strumenti innovativi che utilizzano piattaforme web specifiche, a supporto dell’adesione al programma terapeutico concordato con il curante. Molti dei dispositivi elettronici per l’auto-iniezione dei farmaci modificanti il decorso della malattia (DMD) sono dotati di software [5] in grado di creare delle interfacce con il web, sfruttabili dal paziente. In sintesi raccolgono e salvano i dati riguardanti l’orario, la data e il dosaggio delle iniezioni, inviando le informazioni tramite wireless a un server specifico, che le conserva e le mette a disposizione del paziente e del medico. In tal modo è disponibile una via della comunicazione digitale e interattiva, tra medico e paziente, che contribuisce a migliorare la gestione del trattamento della SM, con un innovativo modello di monitoraggio e condivisione delle informazioni, utilissimo a sostegno dell’aderenza. Il neurologo può così velocemente, durante le visite di controllo, identificare le aree critiche per il suo paziente, discutendone con lui, cercando le soluzioni più appropriate, per ovviare al calo di aderenza alla prescrizione terapeutica. Infine, qualora lo desiderasse, l’individuo in terapia con DMD può compilare direttamente dal proprio smartphone o computer semplici questionari validati da studi clinici [6,7], circa il suo stato di benessere e salute; una volta inviati dal sistema, essi possono essere consultati dal curante, anche nei periodi che intercorrono tra una visita e l’altra.

Dott. Lorenzo Capone – Responsabile Centro Sclerosi Multipla, Ospedale degli Infermi, Biella

Bibliografia

  1. Ruberto MG. La medicina ai tempi del web: Medico e paziente nell’e-Health. Franco Angeli, Milano, 2011.
  2. Santoro E. Web 2.0 e medicina. Come social network, podcast e blog trasformano la comunicazione, l’assistenza e la formazione in sanità. Il Pensiero Scientifico, Roma, 2009.
  3. Mc Mullan M. Patients using the internet to obtain health information: how this affects the patient-health professional relationship. Patient Educ Couns 2006;63(1-2):24-8.
  4. Miller TA. Health Literacy and Adherence to medical treatment in chronic and acute illness: a meta-analysis. Patient Educ Couns 2016;pii: S0738-3991(16)30041-6.
  5. Greiner P, Sawka A, Imison E. Patient and physician perspectives on MSdialog, an electronic PRO diary in multiple sclerosis. Patient 2015;8.541-50.
  6. Simeoni M, Auquier P, Fernandez O, et al. MusiQoL study group. Validation of the Multiple Sclerosis International Quality of Life Questionnaire. Mult Scler 2008;14:219-30.
  7. Ritvo PG, Fischer JS, Miller DM, et al. The consortium of multiple sclerosis centers health services research subcommittee MSQLI. Multiple Sclerosis Quality of Life Inventory: a user’s manual. National Multiple Sclerosis Society, 1997.

 

Source: Fondazione Serono SM

Diventa volontario AISM

riccardoroggeri_s9ft787h No Comments

Per tutto il mese di settembre siamo nelle principali città italiane per spiegare cosa è la sclerosi multipla e cosa ……
Source: AISM-News dal mondo AISM

Sclerosi multipla: sicurezza ed efficacia a lungo termine della fampridina

riccardoroggeri_s9ft787h No Comments

Il trattamento a rilascio prolungato, approvato per migliorare la velocità di camminata in persone con SM, si è dimostrato sicuro ……
Source: AISM-News dalla Ricerca Scientifica

Il ruolo di ambiente e geni sui rischi legati alla sclerosi multipla

riccardoroggeri_s9ft787h No Comments

Uno studio multicentrico ha analizzato la progressione della SM in tre gruppi. Gli individui nati in nord Africa e cresciuti ……
Source: AISM-News dalla Ricerca Scientifica

SM Italia 4/2017: un'estate di notizie

riccardoroggeri_s9ft787h No Comments

Il numero estivo della rivista porta buone news in tema di diritti e ricerca. Buona lettura ……
Source: AISM-News dal mondo AISM