Dispositivi elettronici per migliorare l’adesione alla terapia e la qualità di vita nella sclerosi multipla

Dispositivi elettronici per migliorare l’adesione alla terapia e la qualità di vita nella sclerosi multipla

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Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

La sclerosi multipla, per le sue caratteristiche di cronicità e di imprevedibilità, resta una malattia molto impegnativa per i pazienti e per i loro familiari, giacché comporta nel tempo l’assunzione continuata di trattamenti farmacologici, finalizzati a rallentare la progressione della futura disabilità, prevenire le ricadute e mantenere un’accettabile qualità di vita (QdV) [1].

Aderenza alla terapia e qualità dello stato di salute

La tempestiva individuazione di una risposta subottimale al trattamento rappresenta un aspetto fondamentale della pratica clinica, perché consente di passare a farmaci alternativi quando ancora è possibile rallentare la progressione della disabilità. Un paziente si definisce aderente al trattamento se assume almeno l’80% del farmaco prescritto [2]. La valutazione accurata e affidabile dell’adesione a una terapia è sempre cruciale per mettere in atto un piano terapeutico efficace, per essere sicuri che i risultati osservati siano attribuibili al trattamento prescritto e per ottenerne il massimo beneficio dal punto di vista clinico. Nella sclerosi multipla, come in altre malattie croniche che richiedono un trattamento a lungo termine, un’aderenza subottimale può, infatti, determinare il fallimento della terapia e influire sul decorso della malattia. Le ripercussioni della scarsa adesione a un trattamento non sono solo cliniche, ma anche psicosociali ed economiche: determinano un impatto negativo sulla QdV dei malati e uno sperpero di risorse del sistema sanitario. Il paziente non ottiene i benefici attesi in termini di salute, mentre la collettività acquista farmaci che non saranno mai assunti, con uno spreco economico non indifferente [2].

I pochi studi empirici sui farmaci iniettivi modificanti il decorso della sclerosi multipla (disease modifying drugs, DMD), come le varie formulazioni di interferoni e il glatiramer acetato, riportano una percentuale compresa tra il 13 e il 72% di pazienti non aderenti alle terapie. L’ampia variabilità che si riscontra in questi lavori dipende dal disegno dello studio, dall’intervallo di follow-up, dalla definizione di aderenza e non aderenza, dal decorso della malattia e dal tipo di DMD [3].

Per massimizzare l’adesione al trattamento, in modo che il paziente intraprenda quanto prima la terapia, ne comprenda nella sua interezza la finalità, i rischi e i benefici e la continui nel tempo, è necessario un paziente lavoro di condivisione tra il medico e il malato di sclerosi multipla. Come constato giornalmente, i miei obiettivi di curante sono fondamentalmente diversi da quelli della persona malata di sclerosi multipla con cui mi trovo a interagire. Quando propongo un trattamento, desidero per il mio paziente che il farmaco sia prima di tutto sicuro e proietto le mie attese terapeutiche sul lungo termine. Il malato invece, dopo aver accettato il suo stato di malattia e la necessità di avviare una terapia, richiede un farmaco efficace, semplice nell’uso e con meno effetti collaterali possibili, incentrando le sue attese prevalentemente sul breve termine. Nel prescrivere un trattamento il neurologo, oltre che avere a mente la prevenzione del danno cerebrale e l’accumulo di disabilità, deve tener presente che il paziente deve mantenere un soddisfacente livello di QdV. Con questo termine si intende il completo stato di benessere fisico, mentale e sociale e non solo l’assenza di malattia o infermità [4]. L’impatto sulla vita di tutti i giorni della sclerosi multipla, una malattia cronica che insorge tra i 20 e i 40 anni, dal decorso imprevedibile e con prospettive di grave invalidità, è seriamente influenzato da livelli crescenti di compromissione funzionale o disabilità, che si accumula nelle successive ricadute, con relativo aumento dell’EDSS (la classica scala usata per la misura della disabilità fisica), oltre le disfunzioni vescicali o intestinali causate da essa. L’attenzione del malato si focalizza, generalmente, sulla disabilità in aumento nel tempo; al contrario l’individuo spesso tralascia sintomi, altrettanto importanti, quali i disturbi cognitivi e dell’umore, la fatica e il declino delle relazioni sociali, che contribuiscono al carico della malattia [5].

Strumenti per misurare l’aderenza alla terapia e valutare la QdV

Esistono “strumenti classici” che monitorano l’aderenza a una prescrizione terapeutica e altri che valutano la QdV dei malati di sclerosi multipla [6,7]. Non esiste un gold standard in grado di misurare l’adesione a un trattamento, perché i diversi metodi disponibili presentano tutti delle limitazioni che ne compromettono l’utilizzo, quindi solo un approccio combinato di vari strumenti di rilevamento è in grado di offrire buoni risultati. Sistemi indiretti come l’intervista al paziente o i diari risentono molto della soggettività, perché i pazienti sono restii ad ammettere di essere poco aderenti; analogamente l’analisi delle prescrizioni, dell’erogazione continuata a fronte del rimborso della ricetta, e anche il conteggio delle pillole mancati nella confezione, non forniscono informazioni certe sull’assunzione del trattamento; le misurazioni dirette (del farmaco o dei suoi metaboliti oppure del marker biologico della malattia) non sono disponibili per tutti i presidi, hanno un costo elevato e richiedono, comunque, la disponibilità del soggetto. Infine va citato il semplice questionario, di quattro domande, che spesso rivolgo al malato, ideato da Morisky [7], la Morisky Medication Adherence Scale, che aiuta a comprendere alcuni aspetti dell’aderenza alla terapia del mio paziente.

Per le complesse interazioni esistenti nella sclerosi multipla tra QdV, disturbi cognitivi, fatica e depressione, ai quali reciprocamente contribuiscono sia gli elementi fisici di disabilità sia le componenti psicologiche [1,5,8], si usano generalmente come strumenti di misurazione dei questionari che riportano il sentire del paziente circa tali problematiche. Ne esistono di specifici che considerano la complessità e le caratteristiche peculiari della malattia, puntualizzandone i vari aspetti che condizionano la vita dei malati di sclerosi multipla. Accanto a questi ve ne sono di generici, usati anche per altre patologie, che valutano lo stato di salute in termini di benessere psicofisico, indipendentemente dalla malattia, dall’età e dal trattamento.

Dispositivi elettronici iniettivi, strumenti che migliorano l’adesione al trattamento e la QdV

I dispositivi di tipo elettronico, usati attualmente per i DMD iniettabili, si propongono come nuovi strumenti per migliorare l’adesione alla terapia e la qualità dello stato di salute delle persone affette da sclerosi multipla. La loro introduzione in commercio ha aperto la strada alla valutazione oggettiva dell’aderenza al trattamento della sclerosi multipla [9-11]. Si tratta di presidi elettronici con cui i pazienti si auto-somministrano il farmaco, che permettono di identificare alcune barriere all’adesione al trattamento. Sono affidabili e di facile utilizzo, hanno ormai un costo contenuto, e quindi rientrano nelle politiche di rimborso dei farmaci associati. Gli auto-iniettori segnalano l’avvenuta apertura del flacone e se è stata o no praticata l’iniezione. Hanno dimostrato di migliorare significativamente la tollerabilità delle punture, rispetto all’iniezione manuale, soprattutto tra le persone con manualità ridotta o con compromissione della vista o delle funzioni cognitive. Facilitano la somministrazione del farmaco, per cui l’iniezione è eseguita in modo semplice e veloce con pochi gesti e l’ago rimane nascosto alla vista dell’utilizzatore. Il dispositivo memorizza le dosi assunte e aiuta il paziente stesso a evitare di saltare le iniezioni [12]. I dati sull’aderenza sono registrati in modo obiettivo dall’auto-iniettore con modalità elettronica, quindi non sono soggetti a errori attribuibili a informazioni fornite dal paziente o dal caregiver tramite i “classici” metodi di misurazione indiretti utilizzati in passato [6].

Giacché un’aderenza ottimale è fondamentale nel trattamento della sclerosi multipla per identificare sin dall’inizio della terapia i possibili fattori predittivi di scarsa adesione al trattamento, negli ultimi anni si sono svolti diversi studi che hanno valutato l’aderenza, l’efficacia e la praticità del trattamento in pazienti con sclerosi multipla che hanno utilizzato questi dispositivi elettronici per l’auto-iniezione dei DMD. In particolare lo studio osservazionale SMART [9], della durata di un anno, ha dimostrato che l’aderenza cumulativa al trattamento con IFN β-1a sottocute è stata molto elevata (97,0 ± 7,3%). Questo lavoro ha confermato i risultati di due precedenti studi osservazionali di 12 settimane condotti con lo stesso auto-iniettore: il primo concludeva che il 90,3% dei pazienti aveva presentato un’aderenza superiore al 90% [13], mentre nel secondo studio l’88,2% dei malati di sclerosi multipla del campione si era somministrato almeno l’80% delle punture previste e il 67% aveva eseguito tutte le iniezioni previste [14].

In conclusione l’alto livello di aderenza alla terapia e il miglioramento della QdV con tali mezzi auto-iniettivi sono associati ad outcome migliori, che comprendono una percentuale più alta di pazienti liberi da recidive (79,5% a un anno), un tasso medio annualizzato di recidive più basso e una minore progressione di malattia. Infine non sono stati rilevati problemi di sicurezza nell’uso dei dispositivi elettronici e i pazienti che li hanno usati li hanno giudicati pratici e di facile utilizzo [15].

Dott. Lorenzo Capone – Responsabile Centro Sclerosi Multipla, Ospedale degli Infermi, Biella

Bibliografia

  1. Turpin KV, Carrol LJ Cassidy JD, et al. Deterioration in the health-related quality of life of persons with multiple sclerosis: the possible warning signs. Mult Scler 2007;13:1038-45.
  2. Klauer T, Uwe K. Zettl. Compliance, adherence, and the treatment of multiple sclerosis. J Neurol 2008;255 Suppl 6:87-92.
  3. Steinberg SC, Faris RJ, Chang CF, et al. Impact of adherence to interferons in the treatment of multiple sclerosis: a no experimental, retrospective, cohort study. Clin Drug Investig 2010;30:89-100.
  4. World Health Organization. The first ten years of the WHO. Geneva, Switzerland; 1958.
  5. Patti F, Pappalardo A. Quality of life in patients affected by multiple sclerosis: a systematic review. In: Preedy VR, Watson RR (eds). Handbook of disease burdens and quality of life measures. Springer, 2010.
  6. Blaschke TF, Osterberg L, Vrijens B, et al. Adherence to medications: insights arising from studies on the unreliable link between prescribed and actual drug dosing histories. Annu Rev Pharmacol Toxicol 2012;52:275-301.
  7. Morisky DE, Green LW, Levine DM. Concurrent and predictive validity of a self-reported measure of medication adherence. Med Care 1986;24:67-74.
  8. Patti F, Pappalardo A, Montanari E, et al. Interferon beta-1 a treatment as a positive effect on quality of life of relapse-remitting multiple sclerosis: results from a longitudinal study. JNS 2014;337:180-5.
  9. Bayas A, Ouallet JC, Kallmann B, et al.; SMART study group. Adherence to, and effectiveness of, subcutaneous interferon beta 1-a administered by REBISmart in patients with relapse-remitting multiple sclerosis: results of the 1-year, observational SMART study. Expert Opin Drug Deliv 2015;12(8):1239-50.
  10. Pozzilli C, Schweikert B, Ecari U, Oentrich W; BetaPlus Study group. Supportive strategies for improve adherence to interferon beta 1- b in multiple sclerosis-results of the Beta-Plus observational cohort study. J Neurol Sci 2011;307(1-2):120-6.
  11. Zwibel H, Pardo G, Smith S, et al. A multicenter study of the predictors of adherence to self-injected glatiramer acetate for treatment of relapse-remitting multiple sclerosis. J Neurol 2011;258(3):402-11.
  12. Lugaresi A, Rottoli MR, Patti F. Fostering adherence to injectable disease-modifying therapies in multiple sclerosis. Expert Rev Neurother 2014;14(9):1029-42.
  13. Singer B, Wray S, Miller T, et al. Patient-rated ease of use and functional reliability of an electronic auto injector for self-injection of subcutaneous interferon beta-1a for relapsing multiple sclerosis. Mult Scler Relat Disord 2012;1:87-94.
  14. Luganesi A, Florio C, Brescia-Morra V, et al. Patient adherence to and tolerability of self-administered interferon beta-1a using an electronic autoinjection device: a multicenter, open-label, phase IV study. BMC Neurol 2012;12:7.
  15. Uitdehaag B, Constantinescu C, Cornelisse P, et al. Impact of exposure to interferon beta-1a on outcomes in patients with relapsing remitting multiple sclerosis: exploratory analyses from the PRISMS long-term follow-up study. Ther Adv Neurol Disord 2011;4:3-14.

Source: Fondazione Serono SM

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Valutata l’efficacia nella sclerosi multipla di un programma di esercizio fisico associato ad altri interventi

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Un gruppo internazionale di ricercatori ha valutato l’effetto di un programma di attività fisica, associato ad approcci psicologici di diverso tipo, nei malati di sclerosi multipla. I risultati hanno indicato che, a prescindere da questi ultimi approcci, il programma di esercizio, applicato secondo Linee Guida pubblicate di recente, ha migliorato astenia, forza ed efficienza fisica. Benefici che si sono mantenuti fino a 6 mesi dopo l’interruzione del programma.

Coote e colleghi sono partiti dalla considerazione che recenti Linee Guida sull’attività fisica per le persone con sclerosi multipla hanno raccomandato un minimo di 30 minuti di esercizio aerobico di intensità moderata e di resistenza, da ripetere due volte alla settimana. Nel loro studio hanno valutato l’effetto di questo programma, associato ad approcci educazionali  e di supporto mirati a migliorare l’atteggiamento psicologico verso la malattia e le funzioni cognitive. Sono stati selezionati soggetti con sclerosi multipla che non svolgevano attività fisica regolare, senza recidive della malattia e senza modificazioni recenti delle cure, che sono stati divisi in due gruppi nei quali, al programma di dieci settimane di esercizio fisico, sono stati associati due diversi approcci. Il primo, denominato Teoria Cognitiva Sociale, forniva un supporto psicologico generale e l’altro era particolarmente indicato per il miglioramento delle funzioni cognitive. Un esaminatore, che non conosceva il programma al quale erano stati sottoposti i soggetti arruolati, ha studiato l’andamento di astenia, depressione, ansia, forza, efficienza fisica e funzioni cognitive. I controlli sono stati eseguiti al termine del programma e dopo 3 e 6 mesi. Dei 100 malati inizialmente selezionati, ne sono stati arruolati 65. L’analisi dei risultati ha indicato miglioramenti statisticamente significativi dell’astenia, della forza, dell’efficienza fisica e di alcune funzioni cognitive. Tali miglioramenti sono stati simili nei due gruppi e si sono mantenuti, con un vantaggio statisticamente significativo (p<0.005), anche a 3 e 6 mesi. Solo nel gruppo sottoposto all’approccio basato sulla Teoria Cognitiva Sociale si sono osservati: riduzioni di ansia, depressione e conseguenze fisiche della sclerosi multipla e miglioramenti di alcune funzioni cognitive.

Gli autori hanno concluso che astenia, forza ed efficienza fisica sono migliorati grazie al programma minimo di esercizio raccomandato dalle Linee Guida e che tali cambiamenti si sono mantenuti nel tempo dopo l’interruzione del programma. Benefici particolari su depressione, ansia, funzioni cognitive e impatto fisico della sclerosi multipla si sono ottenuti, in particolare, nel gruppo sottoposto a uno specifico programma di intervento denominato Teoria Cognitiva Sociale.

Tommaso Sacco

Fonte: Effect of exercising at minimum recommendations of the multiple sclerosis exercise guideline combined with structured education or attention control education – secondary results of the step it up randomised controlled trial. BMC Neurology, 2017 Jun 24;17(1):119.

Source: Fondazione Serono SM

FormAzione 2.0: un progetto di AISM confinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

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L’iniziativa FormAzione2.0 amplia e rilancia il progetto #Youngforchange. In collaborazione con LEDHA, CENSIS, Ciessevi Milano e Università di Siena e ……
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