Le persone con SM con disabilità stabilizzata o ingravescente hanno diritto all’esonero definitivo. Ecco quali sono i requisiti richiesti. Per ……
Source: AISM-News dal Sociale
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Come ogni anno la Federazione Internazionale Sclerosi Multipla (MSIF) apre le selezioni per ricercatori che vogliono dedicarsi allo studio della ……
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Uno studio pubblicato sull’importante rivista Scientific Reports del gruppo Nature, cofinanziato da AISM e la sua Fondazione FISM e dalla ……
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L’astenia è uno dei sintomi che crea maggiori problemi alle persone con sclerosi multipla. Un gruppo di esperti tedeschi ha passato in rassegna le sue cause e le possibili cure.
L’astenia è uno dei sintomi più frequenti della sclerosi multipla ed è anche fra le cause più importanti di problemi sul lavoro e pensionamento anticipato. I meccanismi dell’astenia che si manifesta nella sclerosi multipla non sono stati individuati, ma si ritiene che giochino un ruolo vari fattori. Fra essi ci sono malattie che si possono associare alla sclerosi multipla, come anemia, diabete e depressione, ed effetti collaterali delle cure somministrate per la sclerosi multipla. A oggi non esistono trattamenti specifici per l’astenia. Veauthier e colleghi suggeriscono, da un punto di vista pratico, di partire da un’accurata definizione del sintomo, per distinguere la vera astenia dalla eccessiva sonnolenza diurna che con essa si può confondere. Va ricordato, infatti, che l’astenia è una sensazione di stanchezza profonda che una persona percepisce, in assenza di una causa che la possa giustificare. Ad esempio, se una persona svolge un lavoro molto faticoso, la sera è stanco, non ha astenia. Allo stesso modo, chi dorme male la notte, la mattina ha sonnolenza e stanchezza, che va distinta dall’astenia.
Per tali motivi, gli autori raccomandano di valutare la qualità del sonno delle persone con sclerosi multipla che riferiscono di sentirsi stanche durante il giorno. Questo permetterebbe di capire se il sintomo che segnalano è dovuto a un sonno inadeguato durante la notte o se, invece, esse presentano una vera e propria astenia. Tornando ai possibili fattori che favoriscono la comparsa di astenia, Veauthier e colleghi raccomandano di verificare se il malato di sclerosi multipla ha assunto farmaci, come gli antistaminici, o se ha anemia, carenza di ferro, diabete o ipotiroidismo. Inoltre, sarebbe utile escludere la presenza di depressione usando i questionari specifici. L’individuazione o l’esclusione di questi possibili fattori, che favoriscono lo sviluppo di astenia, permetterebbe di usare approcci mirati che ne riducano l’impatto. Si ricorda anche che diversi trattamenti sono stati proposti per la vera e propria astenia da sclerosi multipla. Si tratta, per lo più, di approcci psicologici o basati su fisioterapia e esercizio fisico che, personalizzati per il singolo soggetto, possono determinare significativi miglioramenti.
Tommaso Sacco
Source: Fondazione Serono SM
Ottavia Ricci, consigliera del Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini, racconta il nuovo indirizzo strategico che il Governo sta ……
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L’ente regolatorio statunitense ha approvato ocrelizumab (Ocrevus) per la SM primariamente progressiva e per la SM recidivante remittente. La stessa ……
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Un gruppo di esperti di sclerosi multipla tedeschi ha pubblicato, su una prestigiosa rivista, un articolo che riferisce di due casi, di malati di sclerosi multipla, nei quali si è sviluppato un grave quadro di infiammazione del sistema nervoso centrale, che è stato posto in relazione con l’assunzione di alemtuzumab.
Il primo caso è stato quello di un malato di 41 anni, di sesso maschile, inviato al Centro della sclerosi multipla con gravi sintomi neurologici come: difficoltà a parlare, marcate alterazioni delle funzioni cognitive, difficoltà a muoversi e, infine, paresi ai quattro arti, più grave a lla parte sinistra del corpo. La prima diagnosi di sclerosi multipla era stata formulata 11 anni prima e, da allora, era stato curato con: interferone, glatiramer acetato, mitoxantrone e dimetilfumarato. Nonostante le terapie, aveva avuto numerose recidive della malattia e la risonanza magnetica aveva dimostrato una continua attività della malattia. Nel luglio 2015 era stato somministrato l’alemtuzumab e, a dicembre dello stesso anno, il malato aveva presentato il quadro acuto con il quale era stato ricoverato presso il Centro. Per risolvere tale quadro è stato somministrato metilprednisolone alla dose di 7000 mg per via endovenosa. Poiché tale trattamento non ha sortito alcun effetto è stata eseguita una plasmaferesi combinata con un’ulteriore procedura mirata a rimodulare completamente il sistema immunitario. Questo secondo approccio ha indotto un notevole miglioramento dei sintomi e la scomparsa delle lesioni rilevate in precedenza con la risonanza magnetica. Per stabilizzare la malattia è stato somministrato il farmaco rituximab che ha come effetto l’eliminazione dei linfociti B. Questa cura ha liberato quasi totalmente il malato dai sintomi.
Nel secondo caso, una donna di 25 anni si è rivolta al Centro con una tetraparesi, particolarmente evidente alle gambe. La prima diagnosi di sclerosi multipla era stata fatta alcuni anni prima, nel 2011. Da allora aveva ricevuto cure di diverso tipo, dall’interferone al fingolimod, per poi essere trattata con alemtuzumab nel dicembre 2014. Sei mesi dopo, nel luglio 2015, alla comparsa di gravi sintomi, simili a quelli del caso sopra descritto, la malata ha ricevuto metilprednisolone, alla dose di 3000 mg, che ha indotto un miglioramento del quadro, anche se si rilevata una disabilità residua. Nel settembre 2015, si è rilevata una nuova recidiva dei sintomi, che è stata curata con metilprednisolone e plasmaferesi. A novembre dello stesso anno, per un nuovo peggioramento del quadro, ha ricevuto un altro ciclo di corticosteroidi. Nei mesi seguenti, vista l’impossibilità di fermare l’attività della sclerosi multipla con le cure sopra indicate, è stato somministrato rituximab che ha indotto una marcata riduzione dei sintomi e un miglioramento del quadro rilevabile con la risonanza magnetica.
Secondo gli autori dell’articolo, i due casi descritti sono stati i primi nei quali l’alemtuzumab ha provocato una grave infiammazione del sistema nervoso centrale, risultata controllabile con il rituximab. Poiché quest’ultimo farmaco ha un’azione specifica sull’attività dei linfociti B, Haghikia e colleghi hanno concluso che, nell’intensa attività infiammatoria conseguente alla somministrazione di alemtuzumab, giocano un ruolo rilevante proprio i linfociti B.
Tommaso Sacco
Source: Fondazione Serono SM
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