La sclerosi multipla (SM) è più comune nelle donne rispetto agli uomini,
con un rapporto F/M di circa 3:1 ed è più comunemente diagnosticata nella
giovane età adulta (20-35 anni) [1,2]. Per questo motivo è naturale che la diagnosi di SM susciti nella donna
tutta una serie di domande tra cui la scelta di avere figli. La SM non
compromette la fertilità, non comporta di per sé avere una gravidanza a
rischio, non compromette la salute del bambino, né interferisce con la
possibilità di allattare [1]. Tuttavia, la gravidanza perturba temporaneamente l’andamento di
malattia e richiede particolare attenzione dal punto di vista del trattamento.
Per questi motivi è fondamentale che le donne che prendono in considerazione
una gravidanza si confrontino col proprio neurologo per discutere in modo
proattivo la pianificazione familiare e la gravidanza [1].
La SM viene diagnosticata più comunemente nelle giovani donne [3],
mentre negli uomini seppure l’incidenza sia minore molto spesso la malattia è caratterizzata
da un decorso più aggressivo [4]. Per
questo motivo, non è raro che le donne cui viene diagnosticata la SM debbano
ancora considerare, nel loro percorso di vita, l’idea di avere figli.
È importante sapere che avere la SM non influenza la fertilità, così
come non sussiste un aumentato rischio di aborto o di complicanze fetali [1,5]. Inoltre
non esistono limitazioni direttamente collegate alla SM riguardo l’utilizzo di
contraccettivi nel caso in cui si voglia evitare lo stato di gravidanza [6]. È
invece vero che la SM e/o i farmaci usati nel suo trattamento possono causare
disfunzioni sessuali che possono influire negativamente sui tentativi di
concepimento. In tale caso è necessario e consigliato fare riferimento a uno
specialista appropriato [1]. Nel
caso in cui invece si debba ricorrere al concepimento assistito potrebbe
esserci un aumentato rischio di ricadute in seguito all’uso di agonisti dell’ormone
di rilascio delle gonadotropine [7]
utilizzati nelle terapie di riproduzione assistita, tuttavia, ciò non dovrebbe
dissuadere le donne con SM dal cercare un concepimento assistito laddove
indicato. Le unità di fecondazione in
vitro dovranno collaborare con il team SM prima di prescrivere una terapia
di riproduzione assistita [1].
È importante essere a conoscenza di come la gravidanza impatta
sull’andamento della SM e conoscere le possibilità terapeutiche per affrontare
al meglio questo momento della vita. Le ricerche svolte nei decenni passati
hanno dimostrato che le condizioni delle donne affette da SM in gravidanza
migliorano notevolmente, con un calo delle ricadute soprattutto durante il
terzo trimestre di gravidanza [8,9]. Studi
di popolazione in donne non trattate hanno suggerito che sebbene la frequenza
delle ricadute si riduca durante la gravidanza, circa un quarto delle donne
subirà una ricaduta durante i primi tre mesi dopo il parto. Tuttavia, a conti
fatti, durante l’anno della gravidanza (9 mesi di gravidanza e 3 mesi dopo il
parto) il rischio di recidive è lo stesso complessivo di quello di una donna
con SM che non è incinta [9].
Molte donne quindi durante la gravidanza sperimentano un miglioramento dei
sintomi della SM e dello stato di benessere fisico. Tuttavia alcuni sintomi
possono peggiorare, tra cui il senso di affaticamento, problemi di equilibrio e
disfunzioni legate alla vescica [1]. Fino
a pochissimo tempo fa la maggioranza dei farmaci usati nella SM non poteva
essere utilizzato durante la gravidanza, poiché avrebbe messo a rischio la
salute della donna e del bambino. Alcuni farmaci modificanti la malattia (DMD) sono stati
dimostrati essere dannosi, per altri invece i dati disponibili sulla sicurezza
di utilizzo in gravidanza sono ancora limitati [10]. È
stato dimostrato che il danno neurologico inizia già nelle prime fasi della SM
e questo danno si accumula nel tempo diventando la causa di disabilità che si
verifica in età più avanzata [1]. A
questo proposito, anni di esperienza clinica hanno confermato che l’intervento
precoce nella SM influisce positivamente sulla progressione della malattia,
riducendo il rischio di disabilità e migliorando notevolmente la qualità della
vita [1]. È
inoltre necessario considerare i rischi associati all’interruzione del
trattamento. La sospensione di alcuni dei farmaci modificatori della malattia
più efficaci è stata associata a un ritorno dell’attività della malattia con
aumento nella probabilità di incorrere in una ricaduta [11]. Questo
ha provocato e provoca un dilemma su cosa fare quando le donne con SM stanno pianificando
una gravidanza prima di iniziare una terapia o durante il trattamento con
farmaci modificanti la malattia. A causa di ciò, nei decenni scorsi molte donne
sono state costrette a rinviare l’avvio della terapia con i farmaci modificanti
la malattia a partire dalla programmazione del concepimento, fino al
completamento della gravidanza e dell’allattamento [1]. Recentemente,
però, alcuni farmaci di prima linea, ovvero i preparati iniettabili di interferone beta e copaxone,
sono stati approvati per l’utilizzo in gravidanza e costituiscono uno strumento
di prevenzione delle ricadute importantissimo, soprattutto per le donne affette
da SM che sperimentano un andamento di malattia più aggressivo rispetto alla
media [10]. Questo
costituisce una svolta importante nella scelta terapeutica di cui neurologo,
paziente e team SM dovranno discutere al momento della diagnosi in modo da
conciliare al meglio terapia e pianificazione familiare. Inoltre, la
possibilità di continuare un trattamento con farmaci modificanti la malattia
durante tutto il periodo della gravidanza e/o dell’allattamento potrebbe
influire positivamente nell’abbassare il rischio di ricadute dopo il parto. Per
quanto riguarda le gravidanze non programmate che si verificano in corso di
terapia, se non evitate, si tenderà a costruire un percorso terapeutico basato
sulla singola paziente [6]. Si tratta di una situazione che varia da caso a caso e nella quale è
essenziale una forte collaborazione con il proprio medico curante.
Non esistono inoltre controindicazioni all’utilizzo dell’anestesia epidurale
nel momento del parto [6]. Dopo
il parto le donne con SM dovrebbero essere incoraggiate ad allattare, poiché è
stato osservato che l’allattamento non influisce negativamente sul rischio di
ricadute [12]. Attualmente
le preparazioni iniettabili copaxone/interferoni beta possono essere
somministrate anche durante l’allattamento senza controindicazioni [1,10].
Un altro aspetto importante da non tralasciare è quello psicologico. La
donna, ma anche l’uomo con SM potrebbero richiedere un sostegno aggiuntivo da
parte della famiglia/amici e team multidisciplinare nel periodo dopo il parto.
Esistono infatti prove di un aumento del rischio di depressione nelle madri e nei padri con SM nel
periodo che segue il parto [13]. Il
team SM, le ostetriche e il medico di famiglia devono essere consapevoli di ciò
e offrire il supporto adeguato, se necessario. Il team SM deve assicurarsi che
la persona con SM e il suo partner siano consapevoli di questo rischio, dei
segni e sintomi della depressione post partum
e di come richiedere e ottenere aiuto [1].
La relazione tra gravidanza e SM è ed è stata oggetto di numerose
ricerche. In particolare, di grande interesse è la relazione che interviene tra
sistema immunitario e ormoni sessuali. Tra gli ormoni sessuali sono stati
analizzati in modo particolare gli estrogeni poiché circolano ad alti livelli
durante la gravidanza per poi diminuire subito dopo il parto, momento in cui
c’è una maggiore probabilità che si presentino le ricadute [14,15]. Questa associazione suggerisce un ruolo protettivo degli estrogeni
durante la gravidanza che è stato ed è tuttora oggetto di studi clinici e
ricerca di base [15-20]. Gli estrogeni sembrano avere un effetto antinfiammatorio e neuroprotettivo
che risulta in un effetto positivo sullo stato di salute della donna affetta da
SM riducendo il rischio di ricaduta. Le ricerche in questo campo potrebbero
portare a degli sviluppi nella terapia della SM.
Un altro momento importante nella vita della donna è il periodo della
menopausa. Questo è solitamente caratterizzato da sintomi come vampate di
calore, alterazioni a livello osseo, disturbi cardiovascolari, sudorazione
notturna, sbalzi d’umore che possono compromettere o comunque ridurre la
qualità di vita [21,22]. Queste alterazioni sono associate a un cambiamento nell’assetto
ormonale della donna che vede una riduzione anche dei livelli di estrogeni
circolanti. Un approccio terapeutico può essere rappresentato dalla terapia
ormonale sostitutiva. Uno studio recente ha infatti mostrato come l’utilizzo
della terapia ormonale sostitutiva risulti in uno stato fisico migliore in
donne con SM durante la menopausa rispetto al gruppo di controllo [22]. Ulteriori studi potrebbero chiarire le cause di tale effetto benefico.
Nel febbraio 2019, inoltre, un altro studio ha dimostrato anche che il fumo di
sigaretta può accelerare la progressione della disabilità dopo la menopausa e
per cui andrebbe evitato [21].
Conclusioni
La
SM non compromette la fertilità, non comporta di per sé avere una gravidanza a
rischio, non compromette la salute del bambino, né interferisce con la
possibilità di allattare [1]. La gravidanza è
solitamente associata a uno stato di benessere per la donna con SM, ma richiede
particolare attenzione dal punto di vista del trattamento e della gestione del post partum. Per questi motivi è
fondamentale che le donne che prendono in considerazione una gravidanza si
confrontino col proprio neurologo per discutere in modo proattivo la
pianificazione familiare e la gravidanza [1]. Durante la menopausa invece
l’utilizzo di una terapia ormonale sostitutiva e la cessazione del fumo possono
determinare un miglioramento per quanto riguarda il decorso della patologia e
la qualità di vita, ma ulteriori studi sono necessari.
Consigli pratici
Da quanto esposto fino ad ora si evince che una donna con SM non deve limitarsi riguardo la pianificazione di una gravidanza o riguardo l’utilizzo di contraccettivi nel caso in cui voglia evitarla. Nel caso in cui venga pianificata una gravidanza, una particolare attenzione va data alla gestione del piano terapeutico che va concordato con il proprio neurologo. Oltre a quello clinico, il team SM può fornire anche supporto psicologico per gestire le problematiche che potrebbero insorgere nella fase post partum.
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Source: Fondazione Serono SM


