Un gruppo di ricercatori danesi ha valutato la
relazione fra la frequenza delle recidive e il peggioramento dell’EDSS, il
punteggio della scala con la quale di misura la disabilità nella sclerosi
multipla. I risultati hanno indicato che le recidive giocano un ruolo
significativo nel peggioramento della disabilità.
Koch-Henriksen e colleghi sono partiti dalla
considerazione che l’effetto delle recidive sul peggioramento della disabilità
misurata con l’EDSS, al di là del recupero dal singolo episodio acuto, non è
mai stato definito. La maggior parte delle ricerche ha esaminato il ruolo predittivo
delle prime recidive che si presentano, rispetto al decorso della malattia, a
distanza di anni. D’altra parte, recidive e peggioramento complessivo del quadro
potrebbero essere associati in quanto effetti finali, indipendenti fra loro,
degli stessi meccanismi di danno che sono caratteristici della sclerosi
multipla. Per contribuire alla conoscenza di questi aspetti, gli autori hanno
utilizzato le registrazioni di dati obbligatorie che avvengono, due volte all’anno,
nel registro danese della sclerosi multipla. In tale registro sono stati
archiviati, dal 1996 al 2015, le recidive e il punteggio della EDSS di tutti i
malati di sclerosi multipla recidivante remittente in trattamento con farmaci
modificanti la malattia, con l’esclusione di quelli per i quali non si sono
rilevate recidive nel corso della terapia. Sono stati confrontati due periodi
consecutivi di controlli che definissero intervalli di tempo utili a verificare
la relazione fra recidive e variazione dell’EDSS. Le caratteristiche di base di
tali periodi erano: durate da 12 a 24 mesi, valore di EDSS iniziale £ 5.5 e presenza di una recidiva nove o più mesi prima della misurazione
delle EDSS iniziale o finale del periodo di osservazione. Quest’ultima scelta è
stata dettata dalla necessità di evitare che il valore di EDSS, iniziale o
finale, dipendesse dall’effetto della singola recidiva e non dal peggioramento
complessivo della disabilità. Una volta individuati i periodi di osservazione
con tali caratteristiche, Koch-Henriksen e colleghi li hanno confrontati per
verificare se quelli nei quali si registravano recidive determinavano un
peggioramento della disabilità maggiore, rispetto ai periodi senza recidive.
Per uno stesso malato, si sono utilizzati sia periodi di osservazione con
recidive che senza recidive, se disponibili. Un totale di 2015 persone con
sclerosi multipla ha fornito complessivamente 5187 periodi di osservazione. Ai
periodi di osservazione con recidive è corrisposto un aumento dell’EDSS di
0.205 unità per periodo, mentre a quelli senza recidive ne è corrisposto uno di
0.065. Volendo semplificare i risultati ottenuti, si può dire che ogni malato,
in ciascun periodo di osservazione caratterizzato da recidive, ha mostrato un
peggioramento di una frazione di punteggio di EDSS uguale a 0.205, mentre, in
ciascun periodo in cui non ha avuto recidive, il peggioramento è stato solo di
0.065 frazioni di punteggio di EDSS, un valore tre volte inferiore. Infatti, le
analisi statistiche eseguite hanno dimostrato che la differenza fra i due
livelli di peggioramento della disabilità è stata altamente significativa
(p<0.0001) anche tenendo conto della lunghezza del periodo di osservazione,
del sesso e del valore iniziale di EDSS. D’altra parte, l’effetto delle
recidive sul peggioramento dell’EDSS è risultato assente nei maschi (p=0.521) e
quando l’EDSS di partenza del periodo di osservazione era ³ 4.0.
Nelle conclusioni, gli autori hanno sottolineato, che, nell’analisi di dati da loro eseguita, le recidive hanno giocato un ruolo indipendente e significativo nel peggiorare la disabilità di persone con sclerosi multipla recidivante remittente in cura con farmaci modificanti la malattia. Da tale osservazione si può dedurre che eliminando le recidive, non solo si evitano ai malati i problemi che esse comportano ma si riduce anche il peggioramento complessivo della malattia.
Source: Fondazione Serono SM