Come interrompere la terapia e quali dati si dovranno raccogliere

Come interrompere la terapia e quali dati si dovranno raccogliere

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Quello che segue è l’ultimo degli aggiornamenti dedicati alle Linee Guida dell’Accademia Americana di Neurologia (in inglese American Academy of Neurology: AAN) sulla terapia della sclerosi multipla.

Le Linee Guida sono state approvate dalla Multiple Sclerosis Association of America (Associazione Americana della Sclerosi Multipla) e la National Multiple Sclerosis Society (Società Nazionale della Sclerosi Multipla), le due maggiori associazioni di malati di sclerosi multipla degli Stati Uniti. I precendenti aggiornamenti si possono vedere a questo link.

Il razionale dell’ultima raccomandazione dedicata alle modalità di interruzione della terapia della sclerosi multipla riguarda la Sindrome Clinicamente Isolata. Vari DMDs hanno dimostrato di ritardare la progressione da questa condizione alla sclerosi multipla clinicamente confermata. D’altra parte, alcune persone con la Sindrome Clinicamente Isolata (CIS) non avranno mai la sclerosi multipla. In particolare, si è osservato che i soggetti giovani con la CIS hanno un rischio maggiore di sviluppare una forma recidivante remittente di sclerosi multipla, ma si può anche presentare il caso di soggetti che hanno ricevuto una diagnosi di CIS, sono in trattamento con un DMD e non presentano alcun segno di attività della malattia. In queste persone si può porre il dubbio se continuare la terapia a tempo indefinito. Tuttora mancano conoscenze conclusive riguardo all’effetto dell’interruzione del trattamento in casi come questi. Deve essere parte di una buona pratica clinica un’approfondita discussione con le persone che si trovano in questa situazione, spiegando loro quali siano, sia i rischi relativi alla continuazione della terapia sia quelli associati all’interruzione della stessa.

Raccomandazione 3: i clinici dovrebbero rivedere i rischi associati al proseguimento dell’assunzione di un DMD, rispetto a quelli attribuibili alla sua interruzione nelle persone con la CIS e in trattamento che non abbiano ricevuto una diagnosi di sclerosi multipla clinicamente confermata.

Con questa raccomandazione si conclude la serie delle indicazioni riportate nelle Linee Guida sulla gestione del trattamento della sclerosi multipla. Gli autori hanno precisato che il documento riflette la complessità del percorso che porta a prendere decisioni riguardo all’inizio, al cambiamento e all’interruzione dell’assunzione di un DMD. Nel formulare le raccomandazioni, gli estensori si sono sforzati di dare alle stesse un’impronta fortemente centrata sulle esigenze dei malati e, per questo, hanno inserito indicazioni circa un’attenta valutazione della disponibilità ad iniziare o a modificare la cura, dell’aderenza al trattamento e di altri fattori specifici di ciascun individuo. Sono stati presi in considerazione sia i farmaci approvati dalla Food and Drug Administration, che quelli impiegati fuori indicazione. I metodi applicati nell’analisi di tutte le variabili rilevanti per la scelta della cura sono stati i più trasparenti e aperti possibile. Rae-Grant e colleghi ammettono che un documento di Linee Guida tanto complesso necessariamente non può soddisfare tutti e aggiungono che il campo della sclerosi multipla ha un’evoluzione talmente rapida, che tutte le raccomandazioni formulate oggi dovranno essere rianalizzate, in un prossimo futuro, alla luce di nuove evidenze. Uno dei problemi maggiori incontrati nella formulazione di indicazioni sulla gestione dei farmaci è quello di tradurre le evidenze raccolte negli studi clinici randomizzati in soluzioni applicabili alle casistiche gestite nella pratica clinica quotidiana.

Il documento delle Linee Guida si chiude con una serie di suggerimenti per studi futuri che possano fornire nuovi elementi per l’aggiornamento delle Linee Guida stesse. Ad esempio, si sottolinea che dovrebbero essere considerati criteri di efficacia rilevanti per i clinici e per i malati, oltre a quelli abituali impiegati negli studi clinici. Sarebbe utile avere i risultati di confronti diretti fra farmaci ai quali si attribuisce efficacia paragonabile. Mancano dati su casistiche sufficientemente ampie circa l’effetto dei DMDs nelle forme di sclerosi multipla secondariamente progressiva che determinino problemi alla deambulazione e lo stesso si può dire sugli approcci che prevedono l’avvio del trattamento con farmaci ad elevata potenza rispetto a quelli comunemente usati a questo scopo. Questo vale sia per la terapia delle forme recidivanti remittenti che per la gestione della CIS. È necessario raccogliere evidenze anche sul reale vantaggio che può derivare dal passaggio da un DMD all’altro, rispetto alla continuazione dell’assunzione dello stesso prodotto. Resta pressochè inesplorato il trattamento delle donne in gravidanza e mancano informazioni adeguate circa l’effetto dell’interruzione della cura nei casi in cui questa opzione sia valida.

Tommaso Sacco

Fonte: Practice guideline recommendations summary: Disease-modifying therapies for adults with multiple sclerosis; Neurology, 2018;90:777-788

 

Source: Fondazione Serono SM

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