Uno studio eseguito sui dati del registro svedese
dei malati di sclerosi multipla ha valutato l’evoluzione della disabilità. I
risultati hanno indicato che la tendenza alla progressione della disabilità, delle
persone affette dalla sclerosi multipla recidivante remittente, si è
significativamente ridotta negli ultimi dieci anni.
L’esperienza quotidiana degli specialisti della
sclerosi multipla e i risultati di ricerche sulla storia naturale della
malattia hanno suggerito che in questa malattia non ci sarebbe un rallentamento
della progressione rispetto al passato. Per verificare questo aspetto Beiki e
colleghi hanno valutato se c’è stato un cambiamento nella probabilità di
registrare peggioramenti della disabilità nei malati di sclerosi multipla,
dagli anni 90 ad oggi. Si è partiti dai dati di 12.512 persone affette dalla
malattia, presenti nel registro svedese all’aprile 2017. In particolare sono
stati presi in esame soggetti dei quali erano disponibili caratteristiche
demografiche, forma della sclerosi multipla, data della comparsa e della
diagnosi della malattia e la verifica di almeno due punteggi della scala della
disabilità denominata EDSS. Sono stati selezionati quelli che avevano ricevuto
la diagnosi fra il gennaio 1995 e il dicembre 2010. Questi sono stati seguiti
fino al dicembre 2016, per un periodo medio di osservazione di 8.5 anni
(intervallo interquartile 4.7-13.8). L’analisi statistica dei dati ottenuti è
iniziata nell’aprile 2017. I controlli hanno coperto un periodo che è andato
dalla comparsa della sclerosi multipla al raggiungimento dei punteggi di EDSS
di 3.0, 4.0 e 6.0. Per calcolare la probabilità che i malati avevano di
raggiungere questi diversi livelli di EDSS è stato impiegato uno specifico
metodo statistico. Dei 7331 casi inseriti nell’analisi, 5196 (70.9%) erano femmine
e l’età media alla diagnosi era stata di 38.3 ± 11.7 anni. Tenendo
conto nell’analisi di sesso, numero di visite eseguite, ritardo della diagnosi
ed età alla diagnosi, si è rilevato che per ogni anno in più di formulazione
della diagnosi c’è stata riduzione del 3% del rischio di raggiungere l’EDSS di
3.0 (rapporto di rischio 0.97; intervallo di confidenza al 95% 0.96-0.97). In
termini più semplici, il risultato potrebbe essere espresso così: la persona
che aveva ricevuto la diagnosi di sclerosi multipla recidivante remittente nel
1996 ha avuto il 3% in meno di probabilità di raggiungere questo primo
importante livello di disabilità, rispetto a quella che l’aveva avuta nel 1995;
per i soggetti diagnosticati nel 2000 la probabilità era del 15% in meno e così
via. Inoltre, nei soggetti con sclerosi multipla recidivante remittente, si è
calcolata una riduzione del 6% del rischio di raggiungere l’EDDS di 4.0
(rapporto di rischio 0.94; intervallo di confidenza al 95% 0.93-0.95) e del 7%
di arrivare all’EDSS di 6.0 (rapporto di rischio 0.93; intervallo di confidenza
al 95% 0.91-0.94). Questo tipo di modificazione dell’evoluzione della
disabilità non si è osservata per i malati nei quali l’esordio era avvenuto
nella forma progressiva: per il raggiungimento dell’EDSS di 3.0: rapporto di
rischio 1.01; intervallo di confidenza al 95% 0.98-1.03; per l’EDSS di 4.0:
rapporto di rischio 1.00; intervallo di confidenza al 95% 0.98-1.02; per l’EDSS
di 6.0: rapporto di rischio 1.00; intervallo di confidenza al 95% 0.98-1.02.
Sulla base dei risultati dell’analisi, Beiki e colleghi hanno concluso che, negli ultimi dieci anni, si è significativamente ridotto, nella casistica studiata, il rischio di raggiungere i principali passaggi della progressione della disabilità nei malati di sclerosi multipla. Secondo gli autori diversi potrebbero essere i fattori all’origine di questo cambiamento dell’evoluzione della malattia. D’altra parte, non si sono osservati cambiamenti nella progressione della disabilità delle persone affette, sin dall’esordio, dalla forma progressiva, per la quale negli ultimi anni non si sono resi disponibili trattamenti attivi. Perciò, Beiki e colleghi ritengono che, all’origine del miglioramento della progressione della disabilità della forma recidivante remittente, ci possa essere la disponibilità di farmaci modificanti la malattia efficaci.
Tommaso Sacco
Source: Fondazione Serono SM