Al Congresso dell’ECTRIMS un dibattito è stato dedicato
alla relazione fra vitamina D e sclerosi multipla. Le evidenze presentate sono
state contrastanti, ma la tendenza generale che ne è emersa è quella di un effetto
positivo della vitamina D sull’andamento della malattia.
Il dibattito dedicato alla relazione fra vitamina D
e sclerosi multipla prevedeva che un relatore presentasse gli argomenti a
favore della supplementazione dei malati di sclerosi multipla con vitamina D e l’altro
quelli contro. A sostenere i vantaggi di questo approccio è stato Alberto
Ascherio che ha citato uno studio nel quale si è osservata una relazione
inversa fra concentrazioni di vitamina D nel sangue e rischio di sviluppare la
sclerosi multipla. Inoltre, ha menzionato una ricerca nella quale in soggetti
con Sindrome Clinicamente Isolata che, al momento della diagnosi, avevano concentrazioni
elevate nel sangue di vitamina D ci sono state meno lesioni attive, meno
progressione della disabilità e meno riduzioni del volume del cervello per un
periodo successivo di più di 11 anni. Joost Smolders, nel sostenere le tesi
“contro” i vantaggi della supplementazione con vitamina D ha riportato i
risultati di due studi recenti che hanno dimostrato che l’assunzione di alte
dosi di questo elemento non ha ridotto le lesioni infiammatorie e non ha
indotto una riduzione statisticamente significativa della frequenza delle
recidive. Ambedue le ricerche hanno mancato di raggiungere gli obiettivi di
efficacia principali che si erano proposti. D’altra parte lo stesso relatore ha
segnalato che la somministrazione di dosi elevate di vitamina D in queste ricerche
non ha fornito vantaggi terapeutici, rispetto a trattamenti con dosi più basse.
Alberto Ascherio ha ricordato che, anche se non c’è un consenso vero e proprio
su questo punto, si ritiene, in generale, che la supplementazione con vitamina
D vada fatta con dosi moderate di circa 3000 UI/giorno. Da parte sua, Joost
Smolders ha aggiunto che i risultati di uno studio eseguito in Australia hanno
dimostrato che l’esposizione ai raggi ultravioletti sembra avere un effetto più
forte dei livelli di vitamina D nel sangue sul rischio di sviluppare sclerosi
multipla. La moderatrice del dibattito, Ellen Mouwry, ha concluso che
dovrebbero essere prese in considerazione variabili specifiche, relative alla
malattia, per comprendere meglio l’effetto della vitamina D. Ad esempio, la
vitamina D può avere effetti diversi se la si assume nella fase precoce o in
quella tardiva della malattia, cioè quando prevalgono i meccanismi di
infiammazione o i fenomeni di atrofia. In buona sostanza, la vitamina D avrebbe
un’influenza positiva nelle fasi precoci in cui prevalgono i fenomeni di
infiammazione, nelle quali ridurrebbe i danni alle fibre nervose, e sarebbe
meno efficace nelle fasi successive. Il dibattito si è quindi focalizzato
sull’aspetto delle dosi. Secondo Ellen Mouwry si dovrebbero prescrivere dalle
2000 alle 5000 UI al giorno, fino a ottenere una concentrazione di vitamina D
nel sangue di 40-60 ng/ml. Sulla stessa linea Joost Smolders.
Da notare che, nella sclerosi multipla, non solo per i farmaci modificanti la malattia, ma anche per i supplementi nutrizionali, come la vitamina D, si ricorre alla personalizzazione dei protocolli di terapia.
Tommaso Sacco
Fonte: Medscape
Source: Fondazione Serono SM