Un gruppo di neurologi dell’Università di Mainz in Germania ha pubblicato
un caso clinico nel quale la somministrazione di un farmaco indicato nella cura
di malattie autoimmuni è stata identificata come causa della comparsa di
sclerosi multipla primariamente progressiva.
I farmaci denominati anti-TNFα, o antagonisti del fattore di necrosi tumorale α
sono stati introdotti negli anni ’90 nella cura di gravi malattie
autoimmunitarie come artrite reumatoide, psoriasi, morbo di Crohn e artrite
psoriasica. Quest’ultima è una forma di grave infiammazione delle articolazioni,
che si può manifestare nelle persone affette da psoriasi della pelle. Fin dal
1999, sono stati segnalati casi di quadri attribuibili a demielinizzazione
localizzata al sistema nervoso centrale provocati dagli anti-TNFα. Più di recente, sono stati descritti sintomi attribuibili
a un unico evento di demielinizzazione o casi di sclerosi multipla recidivante
remittente associati all’assunzione di questi prodotti. Quello descritto da
Engel e colleghi è il primo caso di sclerosi multipla primariamente progressiva
presentatosi nel corso di un trattamento con anti-TNFα. Si è osservato in un soggetto di sesso maschile, di 51
anni, in cura con il farmaco adalimumab per un’artrite psoriasica. Circa 18
mesi dopo l’inizio della cura, si sono presentati sintomi neurologici
consistenti in: difficoltà di cammino, parestesie agli arti inferiori, problemi
a urinare e alterazioni della vista. A seguito della comparsa di questo quadro,
è stata sospesa la cura con adalimumab. La risonanza magnetica ha dimostrato la
presenza di diverse lesioni infiammatorie nel cervello e nel midollo spinale e
l’esame del liquido cefalorachidiano ha evidenziato l’aumento del numero delle
cellule presenti nello stesso e la positività delle bande oligoclonali. Sulla
base di queste evidenze, è stata formulata la diagnosi di sclerosi multipla
primariamente progressiva, secondo i criteri proposti nella revisione del 2017
dei criteri di McDonald. Gli autori, facendo riferimento all’andamento del caso
che hanno avuto l’opportunità di seguire, hanno raccomandato di dedicare la
massima attenzione a sintomi attribuibili a un danno da demielinizazione, che si dovessero presentare in persone in cura con anti-TNFα, anche se poco gravi. Infatti, essi hanno rilevato che il
caso di sclerosi multipla primariamente progressiva descritto nell’articolo ha
avuto manifestazioni iniziali poco evidenti e che sono in parte migliorate nel
primo periodo successivo alla sospensione del farmaco e, solo in seguito, i
sintomi sono peggiorati. Engel e colleghi hanno sottolineato la necessità di
verificare tempestivamente l’evoluzione delle lesioni infiammatorie a carico
del sistema nervoso centrale, quando si osservano sintomi da demielinizzazione
in soggetti trattati con anti-TNFα.
Nelle conclusioni gli autori, oltre a riassumere le osservazioni cliniche relative al caso descritto, hanno suggerito che evidenze di questo tipo attribuiscono al TNFα un ruolo importante nello sviluppo di alcuni tipi di danno che si verificano nella sclerosi multipla.
Tommaso Sacco
Source: Fondazione Serono SM