Proin Tincidunt

Cras Eros Elit


Vitamina D e benessere mentale nella sclerosi multipla

Specialisti polacchi hanno eseguito una revisione della letteratura sugli effetti che può avere la vitamina D sul benessere mentale dei malati di sclerosi multipla. I risultati hanno indicato che ci può essere un effetto positivo emerso negli studi che hanno valutato l’impatto di questa vitamina sulla qualità di vita e in una ricerca che ne ha considerato l’influenza sui sintomi della depressione.

Per la vitamina D è stato proposto un ruolo promettente nella prevenzione e nella gestione della sclerosi multipla e se ne è rilevato un effetto positivo sul benessere mentale delle persone affette dalla malattia, che può essere ridotto. Glabska e colleghi hanno eseguito una revisione sistematica della letteratura per definire l’effetto dell’integrazione nutrizionale con vitamina D sul benessere mentale dei malati di sclerosi multipla. Si è impiegata la metodologia stabilita dalle Linee Guida PRISMA e la ricerca degli articoli è avvenuta nei maggiori archivi di letteratura scientifica, includendo quelli pubblicati fino al settembre 2021. Di tutte le pubblicazioni trovate, ne sono state selezionate 6, delle quali 2 riguardavano studi di confronto tra vitamina D e placebo e 4 riportavano i risultati di ricerche prospettiche. La somministrazione di vitamina D in alcuni studi è avvenuta previa randomizzazione e in altri senza applicare tale procedura. La durata della supplementazione è variata da 4 settimane a 12 mesi. Inoltre, quando si sono confrontati soggetti che avevano assunto la vitamina D con altri che non l’avevano assunta, gli effetti sono stati verificati dopo un certo numero di anni. Per valutare il benessere mentale, si è misurata la qualità di vita e si sono presi in considerazione i sintomi della depressione e l’astenia come ulteriore variabile. La maggioranza delle evidenze raccolte dagli studi ha dimostrato un’influenza positiva della vitamina D sul benessere mentale delle persone con sclerosi multipla, compresa la ricerca eseguita con la metodologia più rigorosa, che aveva previsto anche la randomizzazione dei trattamenti. Tutti gli studi che hanno misurato la qualità di vita hanno indicato un miglioramento di questo parametro, mentre quelli che non hanno rilevato un effetto positivo della vitamina D avevano come obiettivo principale la valutazione della depressione e dei sintomi depressivi. Nell’insieme, Glabska e colleghi hanno ritenuto che le prove disponibili a supporto dei benefici offerti dalla vitamina D sono stati sufficienti a supportare la sua efficacia sul benessere mentale dei malati di sclerosi multipla.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che, considerando che la carenza di vitamina D è frequente nei malati di sclerosi multipla e che ci sono potenziali benefici sulla qualità di vita della sua somministrazione, come supplemento nutrizionale. Per questo il suo impiego dovrebbe essere applicato estesamente, almeno alle dosi comunemente raccomandate.            

Source: Fondazione Serono SM


Attività fisica e sclerosi multipla: una revisione della letteratura

Specialisti australiani hanno pubblicato una revisione della letteratura sull’esercizio fisico nella sclerosi multipla, trattando la storia di questo approccio, i suoi benefici, la sicurezza, le Linee Guida e la modalità per promuoverlo. In questo aggiornamento e in altri successivi verrà proposta una sintesi dei contenuti.

I benefici dell’esercizio nel migliorare la funzionalità fisica, quella mentale e il benessere generale sono inequivocabili, ma gli autori della revisione ad essi hanno aggiunto gli effetti positivi che l’attività può sviluppare in termini di protezione del sistema nervoso. A questo proposito hanno fatto riferimento alla grande mole di dati che si sta raccogliendo sul ruolo di neuroprotezione, che l’esercizio gioca nei confronti dei danni provocati da ictus, malattia di Parkinson e, appunto, sclerosi multipla. Nelle persone affette da questa malattia l’attività fisica riduce l’apoptosi delle cellule e la neurodegenerazione e può essere efficace nello stimolare la neuroplasticità, grazie all’incremento della funzionalità del sistema nervoso che si associa all’esercizio. Le evidenze raccolte nei modelli animali hanno dimostrato chiaramente modificazioni positive della struttura e della funzione del sistema nervoso indotte dall’esercizio. Nell’uomo si sono ottenute conferme dei suoi benefici sotto forma di risultati di esami come la risonanza magnetica e di esiti di esami di laboratorio indicativi dell’andamento dell’infiammazione. Ricerche specifiche hanno dimostrato che i malati di sclerosi multipla hanno più interesse per gli argomenti riguardanti la forma fisica, che per quelli relativi alle cure con farmaci. Gli operatori sanitari che li seguono, in particolare i neurologi, vengono da loro identificati come fonti essenziali di informazioni sui comportamenti che possono migliorare il loro benessere e, in particolare, sulle forme di attività fisica che possono aiutarli a stare meglio. Nell’articolo si segnala che a fornire un adeguato supporto alle persone con sclerosi multipla nel loro percorso di preparazione all’esercizio fisico deve essere un gruppo di professionisti ampiamente multidisciplinare, che comprenda neurologo, fisioterapista, terapista occupazionale, istruttore ed esperti di modificazioni dei comportamenti, come gli psicologi. Se non tutti i Centri dispongono di un gruppo di professionisti di questo tipo, sarebbe bene che i malati si rivolgessero a chi può fornire loro un supporto completo. Learmonth e Wayne Motl hanno ricostruito anche la storia dell’impiego dell’attività fisica nella sclerosi multipla, a partire da un caso clinico pubblicato nel 1838 dal neurologo scozzese John Abercrombie. In quel caso si descriveva il beneficio ottenuto da un malato di sclerosi multipla, in uno stato di salute generale buona, facendo una lunga passeggiata. Gli autori hanno anche passato in rassegna le ricerche che hanno valutato in maniera rigorosa gli effetti dell’attività fisica. Per quanto riguarda la sicurezza, l’esercizio svolto da chi ha la sclerosi multipla, se ritagliato sulla funzionalità fisica del singolo soggetto, non pone problemi diversi da quelli che si possono presentare in chi non è affetto da tale malattia. Per quanto riguarda le Linee Guida sull’argomento, Learmonth e Wayne Motl hanno ricordato che, nel 2013, ricercatori nordamericani si sono riuniti per discutere qualità e risultati degli studi clinici eseguiti fino ad allora sull’attività fisica sostenuta da adulti con sclerosi multipla di età compresa fra 18 e 64 anni. Gli esiti di questa riunione sono stati raccolti in una pubblicazione, che è diventata la base per un primo documento di Linee Guida nel quale si sono fornite raccomandazioni per lo svolgimento dell’esercizio da parte di malati con forme lievi o moderate di sclerosi multipla. Queste prime Linee Guida sono state aggiornate nel 2019 e nel 2020 per ampliarne l’applicazione.                              

L’esercizio fisico dovrebbe essere una componente della gestione della sclerosi multipla. Nei prossimi aggiornamenti si riprenderanno i contenuti della revisione della letteratura che possono essere di interesse per i malati.

Source: Fondazione Serono SM